Lo Studio Legale Lanotte & Partners ha conseguito un importante risultato in materia di crisi d’impresa, ottenendo in sede di reclamo la revoca della liquidazione giudiziale disposta nei confronti di una società cliente, poi riconosciuta come impresa minore ai sensi del Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza.
Si tratta di una decisione di particolare rilievo pratico, perché:
- conferma la correttezza dell’impostazione difensiva adottata dallo Studio,
- offre principi utili per tutte le imprese di dimensioni ridotte gravate da ingenti carichi fiscali e bancari,
- dimostra come un’analisi tecnica accurata dei debiti e delle notifiche possa cambiare l’esito di una procedura concorsuale.
Il caso: dall’apertura della liquidazione giudiziale alla revoca in appello
La società assistita dallo Studio era stata attinta:
- da una istanza di apertura di liquidazione giudiziale promossa da un creditore (cessionario di crediti bancari),
- e gravata da numerose cartelle esattoriali, intimazioni e atti esecutivi.
In primo grado il Tribunale aveva:
- disposto una consulenza tecnica per verificare il superamento delle soglie dimensionali,
- ritenuto eccedente la soglia dei 500.000 euro di debiti,
- e, quindi, aperto la liquidazione giudiziale.
Lo Studio, nell’interesse della società, ha proposto reclamo evidenziando:
- la natura effettiva dell’attività svolta e le conseguenze ai fini dell’assoggettabilità alla procedura;
- la necessità di considerare non solo il “totale a ruolo”, ma i debiti realmente esigibili;
- l’intervenuta prescrizione di una parte cospicua delle pretese erariali per difetto di validi atti interruttivi, nonché i vizi delle notifiche.
La Corte d’Appello, condividendo l’impostazione difensiva, ha:
- riesaminato nel merito la posizione debitoria complessiva,
- esercitato poteri istruttori d’ufficio richiedendo chiarimenti all’Agenzia delle Entrate Riscossione,
- e, all’esito, ha accolto il reclamo, revocando la liquidazione giudiziale e qualificando la società come impresa minore.
Un esito che rappresenta, a tutti gli effetti, un grande successo dello Studio e una tutela concreta per il cliente, rimesso in condizione di gestire la propria situazione al di fuori della procedura concorsuale più invasiva.
Il punto chiave: non contano tutte le cartelle, ma solo i debiti davvero esigibili
Uno dei passaggi centrali della decisione, frutto del lavoro difensivo svolto, è il seguente:
- ai fini della soglia dei 500.000 euro prevista per distinguere le imprese assoggettabili a liquidazione giudiziale da quelle “minori”,
- non può farsi riferimento indiscriminato a tutte le cartelle iscritte a ruolo,
- ma bisogna verificare quali crediti siano tuttora esigibili e quali, invece, risultino prescritti o sorretti da notifiche invalide.
La Corte ha quindi:
- analizzato, atto per atto, le intimazioni e gli eventuali pignoramenti,
- riscontrato la mancanza di notifiche valide o l’utilizzo di forme non corrette (es. notifiche alla società come “irreperibile” senza previo tentativo nei confronti del legale rappresentante persona fisica),
- riconosciuto che una parte molto rilevante delle pretese erariali non era più utilmente azionabile.
Il risultato di questa ricostruzione, sostenuta dalle eccezioni dello Studio, è stato chiaro:
i debiti effettivamente esigibili risultavano inferiori alla soglia dei 500.000 euro, con conseguente qualificazione della società come impresa minore e revoca della liquidazione giudiziale.
Rottamazioni e rateizzazioni: riconoscimento del debito, ma non rinuncia alla prescrizione
Altro punto qualificante dell’impostazione difensiva accolta dalla Corte riguarda le domande di definizione agevolata (“rottamazioni”) e le richieste di rateizzazione.
Il Tribunale aveva ritenuto che l’adesione alla definizione agevolata:
- valesse non solo come riconoscimento del debito,
- ma anche come rinuncia definitiva a sollevare eccezioni di prescrizione e di invalidità delle notifiche.
La Corte – in linea con la giurisprudenza di legittimità richiamata in atto dallo Studio – ha invece precisato che:
- tali domande costituiscono riconoscimento del debito e quindi interrompono la prescrizione;
- ma non possono essere interpretate come una rinuncia globale e irrevocabile a far valere la prescrizione maturata o i vizi degli atti.
È un’affermazione di grande importanza pratica:
il contribuente che aderisce a una rottamazione conserva, in linea di principio, la possibilità di far valere, in un giudizio concorsuale, le eccezioni fondate su prescrizioni maturate o notifiche irregolari.
La Corte ha fatto propria questa lettura, confermando così la validità della strategia difensiva dello Studio.
Il ruolo attivo del giudice della crisi (sollecitato dalla difesa)
La decisione riconosce implicitamente un altro punto sostenuto con forza dallo Studio:
- nel procedimento di liquidazione giudiziale il giudice non può limitarsi a recepire l’elenco dei crediti fornito dai soggetti istanti o dall’agente della riscossione;
- quando il debitore solleva eccezioni circostanziate (prescrizione, notifiche invalide, ecc.), il giudice ha il dovere di verificare tali eccezioni, anche mediante poteri istruttori d’ufficio.
È proprio su impulso dell’impostazione difensiva che la Corte ha:
- richiesto documentazione dettagliata a Agenzia delle Entrate Riscossione,
- confrontato date, modalità di notifica e natura degli atti interruttivi,
- arrivando alla conclusione che l’indebitamento complessivo attuale fosse sotto soglia.
Anche questo profilo costituisce un riconoscimento sostanziale del lavoro svolto dallo Studio, che ha saputo impostare la difesa non solo in termini “difensivi”, ma anche propositivi, orientando l’istruttoria verso la verifica effettiva della legittimità delle pretese.
Cosa significa per le altre imprese (e come può aiutare lo Studio)
Questo successo processuale dimostra che:
- molte realtà imprenditoriali, pur gravate da importi a ruolo apparentemente elevati,
- possono, a seguito di un’analisi tecnica puntuale, risultare in realtà imprese minori con debiti effettivi inferiori alla soglia.
Lo Studio Legale Lanotte & Partners è in grado di assistere le imprese:
- nella ricostruzione completa della posizione debitoria, bancaria e fiscale;
- nell’analisi delle cartelle esattoriali, delle intimazioni e dei pignoramenti sotto il profilo della prescrizione e delle notifiche;
- nella difesa in giudizio contro domande di apertura di liquidazione giudiziale, reclami e procedure concorsuali;
- nella scelta e gestione degli strumenti di composizione della crisi più idonei, in coerenza con la reale dimensione dell’impresa.
Il caso qui descritto rappresenta, quindi, non solo un grande successo dello Studio, ma anche un esempio concreto di come un approccio tecnico, rigoroso e strategico possa trasformare un apparente “punto di non ritorno” in una nuova possibilità di tutela per l’impresa.





