Palestre scolastiche aperte:
cosa cambia davvero
con la nuova legge
Il Senato ha approvato all’unanimità la riforma che sblocca l’accesso agli impianti sportivi scolastici. Un’analisi completa per le società sportive di base — con tutte le novità emerse dopo l’approvazione definitiva.
Una riforma attesa da decenni
Il 31 marzo 2026 il Senato della Repubblica ha approvato in via definitiva, all’unanimità e in seconda lettura, la proposta di legge sulle palestre scolastiche — a prima firma del deputato del Partito Democratico Mauro Berruto, già commissario tecnico della Nazionale italiana di pallavolo maschile. La Camera aveva già dato il via libera nell’ottobre 2025, anch’essa all’unanimità.
Il voto unanime di entrambe le Camere dice già tutto: questa non è una riforma di parte. È una di quelle misure rare che mettono d’accordo destra, sinistra e centro perché rispondono a un bisogno concreto, vissuto ogni giorno da migliaia di società sportive in tutto il Paese. Nonostante il tema fosse già presente nelle linee programmatiche del Governo Meloni presentate a fine 2022, il provvedimento ha accolto le istanze dell’opposizione attraverso il contributo di Berruto, dimostrando che sulla valorizzazione dello sport pubblico è possibile una convergenza reale.
Oggi il Parlamento italiano ha vinto una medaglia speciale.
Il problema che la legge risolve
Il dato che fotografa meglio la situazione è questo: il 60% delle scuole italiane è privo di una palestra. La percentuale sale ulteriormente nel Mezzogiorno, dove il deficit infrastrutturale è più acuto e lo sport di base fa più fatica a trovare spazi adeguati.
Ma il problema non era solo strutturale. Era anche — e forse soprattutto — burocratico. Fino ad oggi, la decisione finale sull’utilizzo pomeridiano, serale o festivo delle palestre spettava ai singoli dirigenti scolastici. Il risultato era un collo di bottiglia kafkiano: palestre chiuse nel pomeriggio, sbarrate nei fine settimana, inaccessibili d’estate, mentre le società sportive cercavano disperatamente spazi dove far allenare i propri atleti.
Ho visto società di Taekwon-Do, pallavolo, basket, ginnastica perdere stagioni intere perché un dirigente scolastico aveva detto no, o semplicemente non aveva risposto. Questo non era accettabile. Ora non lo sarà più.
Cosa prevede la legge nel dettaglio
La riforma modifica in modo sostanziale il regime di accesso agli impianti sportivi scolastici. Ecco i punti principali.
Nuovi soggetti gestori
La gestione passa dai dirigenti scolastici agli enti proprietari: Comuni, Province e Città metropolitane. Le scuole conservano la priorità per le proprie attività PTOF, ma invertendo il meccanismo autorizzativo.
Convenzioni con le ASD/SSD
Gli enti locali stipuleranno convenzioni stabili con le associazioni e società sportive dilettantistiche per l’utilizzo extracurriculare — inclusi allenamenti e gare ufficiali.
Utilizzo estivo
Le palestre scolastiche potranno essere utilizzate anche nei periodi estivi. Camp, corsi e iniziative per la cittadinanza diventano finalmente possibili su base strutturale.
Partenariato pubblico-privato
Le società sportive non profit potranno investire in ammodernamento degli impianti e ottenere in cambio l’uso gratuito per un periodo proporzionale, fino a un massimo di cinque anni.
Il partenariato pubblico-privato: come funziona in concreto
Il punto più innovativo riguarda la riqualificazione degli impianti. Una società sportiva che investe risorse proprie per ammodernare una palestra scolastica ottiene in cambio anni di utilizzo gratuito della struttura, in proporzione all’investimento effettuato, fino a un massimo di cinque anni.
Lo Stato risparmia sull’investimento pubblico, la società sportiva ottiene uno spazio adeguato e certo per la propria programmazione, la comunità ottiene un impianto moderno. Come ha sottolineato il Ministro Abodi, l’obiettivo è rendere lo sport “sempre più accessibile, inclusivo e integrato nella vita quotidiana dei territori.” È un modello già sperimentato con successo in alcuni Comuni virtuosi — questa legge lo rende strutturale su scala nazionale.
Il quadro costituzionale
La legge si inserisce nel contesto dell’articolo 33 della Costituzione, che dal 2023 richiama esplicitamente il diritto allo sport tra i diritti fondamentali. Non è più solo una questione di benessere o di politiche sociali: è un diritto costituzionale che lo Stato ha il dovere di garantire attraverso strumenti concreti.
Il provvedimento è stato elaborato con il contributo del Ministero dell’Istruzione e del Merito, guidato da Giuseppe Valditara, e del Ministro per lo Sport Andrea Abodi, garantendo l’equilibrio tra le prerogative delle istituzioni scolastiche e le esigenze del mondo sportivo. Come ha detto Berruto: “Tutti ne traggono beneficio: dai ragazzi del mattino, che troveranno una palestra più moderna, alle associazioni sportive che potranno allenarsi in spazi adeguati.”
Il significato per lo sport di base
Lo sport di base — quello che si fa nelle palestre di quartiere, nelle società dilettantistiche, nelle associazioni che lavorano con i giovani — è il tessuto connettivo dello sport italiano. È lì che nasce la passione, che si formano i campioni, che si costruisce la salute pubblica di una comunità.
Questa legge non risolve tutto. Gli impianti sportivi italiani hanno bisogno di investimenti strutturali ben più ampi, e il deficit del Mezzogiorno rimane una ferita aperta. Ma rimuove finalmente uno degli ostacoli più assurdi: quello burocratico. La palestra che esisteva ma era inaccessibile. Lo spazio pubblico che rimaneva vuoto nel pomeriggio mentre le società cercavano dove allenarsi.
Cosa fare adesso — azioni concrete per le società sportive
- Identificate le palestre scolastiche nel vostro territorio e il relativo ente proprietario (Comune, Provincia o Città metropolitana)
- Prendete contatto con l’ufficio sport del vostro Comune e richiedete la definizione delle convenzioni previste dalla legge
- Valutate la possibilità di proporre interventi di riqualificazione in cambio di utilizzo gratuito pluriennale
- Pianificate la stagione estiva sfruttando la nuova possibilità di accesso nei periodi di chiusura scolastica
- Verificate se la convenzione consente lo svolgimento di gare ufficiali — non solo allenamenti
Una nota personale
Ho sempre creduto che lo sport sia una delle poche cose che tengono insieme una comunità. Non importa il livello, non importa la disciplina: chi pratica sport impara il rispetto delle regole, la fatica, la sconfitta, il lavoro di squadra. È un’educazione che nessuna aula scolastica può sostituire del tutto.
Che il Parlamento italiano abbia trovato l’unanimità su questa legge — in un momento storico in cui trovare convergenza su qualsiasi cosa sembra impossibile — mi fa ben sperare. Non su tutto, non sempre. Ma almeno su questo: lo sport di base merita spazi adeguati. E finalmente avrà più possibilità di trovarli.
Come ha detto Berruto al termine di quasi quattro anni di lavoro parlamentare: questa legge “rende finalmente giustizia.” E io, da avvocato e da sportivo di base, non posso che condividere.



